Follie di Backyard

La Backyard Ultra è noiosa, monotona, ripetitiva ed è un qualcosa che quasi chiunque può fare. Ma c'è un MA e succede qualcosa, giro dopo giro diventa però per certi versi perfino più estremo delle ultramaratone più estreme, alla ricerca di un limite che è ancora tutto da scoprire. Si parte con qualcosa che possono fare quasi tutti, corsetta allegra tra "amici", risatina durante il giro, chiacchierata con il compagno di turno, ma almeno per una manciata di giri, e poi succede che si arriva ad avere allucinazioni visive, c'è chi si priva del sonno, si ha una forma di sfinimento fisico e mentale difficile da replicare. Roba che manco gli psicologi più accreditati e gli psichiatri più pazzi dei pazzi stessi sanno spiegare. 




Ma l'ho voluta provare, Livata 30 maggio del 26, bella storia, conosco Antonio di Manno il diretto di Laz "Lazarus" Lake nonché ideatore sadico della gara, UltraLissoLissoni detentore italiano del record Backyard, il mito greco Michele Graglia UltraModello/Runner e tanti altri ragazzi. Il percorso 6,700km da ripetere fino all'infinito o come me per 15 volte che fanno 100km .




Si inizia dopo il fischio di Antonio, alla partenza 120/130 persone che giro dopo giro cadono come soldati in prima linea, chi ha dolori fisici, chi parla con gli alberi e vede Madonne, chi non fa in tempo a rientrare nel Corral, io mi faccio i cazzi miei e ad ogni giro torno in tempo per farmi i miei 10/15 minuti di riposo. Secondo le regole di Laz "la parte più difficile della gara e di ogni giro è tra la sedia e il Corral" niente di più vero. Nei primi giri è tutto facile, ma bisogna saper gestire la fatica, il ritmo, i pasti e il riposo, ma anche i momento NO perché li devi gestire mentre corri magari con sempre meno tempo nel Corral e più vai lento meno riposi e meno riposi peggio stai, regola semplice.




Intanto passano le ore, il sole gira intorno al bosco, le ombre cambiano, il percorso anche ma è sempre lo stesso, cambia la percezione mentale di ciò che sto facendo, tutta la difficoltà è nella mia testa, sento le ginocchia che bestemmiano in curdo, sento fame, sento freddo, non sento più niente. Qualche giro in compagnia, uno con Michele a velocità Graglia, il mio battito cardiaco a 180 il suo a 120, praticamente stà riposando mentre io stò per avere un infarto, altri da solo anche se non lo sono, c'è sempre qualcuno che ti gira intorno.



Caprioli tagliano la strada nel bosco, un basso a suon di morte metal all'imbrunire, scheletri che escono dalla terra, la luna piena gigantesca... La prima crisi al 9° poi inizio a cedere all'11° giro, Vale e Marti mi ritrovano disteso a terra sotto il gazebo con le gambe all'aria, la mia testa vuole smettere, l'animo vuole continuare. Riparto al sentire i 3 fischi, poi 2, sono nel Corral. E' buio frontale accesa, troppo dolore alle ginocchia, non so cosa sia ma è doloroso, 50 minuti e sono di nuovo sotto il gazebo, bum sbatto a terra esausto, dovrei ripartire tra qualche minuto, guardo mia moglie, decido di non ripartire ma mi presento comunque sulla linea di partenza, di nuovo il fischio, saluto i rimanenti eravamo in 10, ora continueranno in 9. Michele mi dà il cinque, Antonio mi dà la medaglia DNF, ma lo so perché lo leggo sullo striscione in alto sulla mia testa... QUESTA NON E' LA FINE....





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